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Intervista a Laura Bertolè Viale

Da LA STAMPA del 29 Gennaio 1997
MILANO



Non solo gli amici giornalisti di Sofri, ma anche il presidente della Commissione Giustizia, Giuliano Pisapia entrano nel mirino dei giudici: 

"Si comportano come se non ci fossero state prove. Ma non hanno letto le sentenze: hanno sempre creato una sorta di giurisdizione alternativa fatta sui giornali, di cui oggi, più di ieri, hanno grande disponibilità. Marino non ha mentito". 

Vive uno stato d'animo che sta tra l'indignazione e la rassegnazione Laura Bertolè Viale, giudice a latere ed estensore della prima sentenza di condanna d'appello per Adriano Sofri e gli imputati dell'omicidio Calabresi e ora sostituto procuratore generale.

Dopo 4 anni, non privi di polemiche, la sentenza che lei aveva scritto è stata riconfermata. Che effetto le fa?
"La verità ha trionfato".

Non tutti sono d'accordo. Giornalisti, politici e avvocati sostengono che Sofri è stato condannato ingiustamente.
"Tutti i dubbi che avanzano, dimostrano solo una cosa: che non hanno letto gli atti dei processi".

L'avvocato Giuliano Piasapia, presidente della Commissione giustizia, che dice di averli visti questi atti, non è della sua stessa opinione.
"Non so come faccia a dirlo. Pisapia non è stato al processo".

Quale sentenza consiglierebbe di leggere tra le sette che si sono succedute?
"Quella di primo grado, la più ampia, sono 700 pagine e rifanno la storia dalla A alla Z. Subito dopo, la mia".

Le dà così fastidio questa campagna a favore di Sofri?
"Sì, perché si dovrebbe avere rispetto della magistratura e delle sue sentenze, sia quando assolvono, come nel caso Tortora, sia quando condannano, come in questo caso".

Ma 22 anni dopo i fatti, è giusto giudicare un uomo?
"Noi non giudichiamo le persone di oggi, ma i fatti successi 22 anni fa e quindi i responsabili di quei fatti. Il discorso si può fare sull'esecuzione della pena, sulla grazia, ma non riguarda noi".

Non le viene il dubbio davanti alla forza con cui Sofri ha sempre protestato la propria innocenza?
"I dubbi si risolvono con le carte processuali"

Ma Sofri ha messo in gioco la sua vita.
"Ad ogni particolare di questa vicenda c'è stata una risposta, un riscontro. 
Perché la stampa non ha mai riportato con completezza le parole dell'accusa? 
Ricordo l'Istruttoria, un programma televisivo di Giuliano Ferrara, al termine del quale Sofri venne assolto. 
Ferrara diceva di aver letto le carte, che gli atti erano chiari. Ma le carte in quel caso erano nel mio studio e lui non poteva averle lette".

Sulla credibilità del "pentito" Marino si concentrano i maggiori dubbi.
"Innanzitutto Marino non è un pentito, come s'intende oggi un collaborante di giustizia. Non ha ricevuto una lira, nessun beneficio per raccontare quello che ha detto.
Ed era pronto a scontare 11 anni di prigione. 
Ogni cosa che ha detto è stata riscontrata. 
Inoltre, prima di lui, avevano indicato l'ambiente di Lotta Continua Roberto Sandalo, Viale...".


Dottoressa, concederebbe la grazia a Sofri?
"Non è una cosa che mi riguarda. Altri dovranno dare il parere. Le istituzioni si rispettano facendo sì che ognuno svolga il proprio ruolo e non invada il campo altrui".

Paolo Colonnello


 

        Stralcio d'intervista pubblicata su 
LA STAMPA il 24 gennaio 1997 a Ovidio Bompressi

(...)
Non ha più speranze?
"Continuo ad averne nell'inchiesta di Brescia, quella nelle mani del dottor Salamone. Se venisse provato che un giudice d'appello ha fatto pressione sui giurati per condannarci senza prove né convinzione, potremmo forse arrivare alla revisione del processo. Ma ci vorrà tempo, troppo tempo".

In quel caso - lei dice - si potrebbe cercare di provare ancora che lei non ha ucciso Calabresi e che Lotta continua non c'entra nulla con l'omicidio. Giusto?
"In questi anni con i processi a nostro carico si è tentato di criminalizzare quegli anni, quel movimento. C'è stato il tentativo di liquidare storicamente tutto quel periodo".
(...)

Fabio Poietti


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